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Limita le esposizioni professionali

(8/10)

Alcuni tumori sono direttamente imputabili al lavoro e alle diverse esposizioni professionali. Quelli attualmente osservati sono la conseguenza di esposizioni risalenti a volte a 20 o 40 anni prima, da qui la difficoltà per il dipendente di far riconoscere il fattore di rischio. Un’inchiesta realizzata nel 2010 in Francia per l’Ispettorato medico del lavoro1 stima che la proporzione dei dipendenti esposti a uno o più fattori cancerogeni durante la loro attività professionale sia del 10%. Ovvero ne sarebbero colpiti quasi 2 milioni di francesi, in particolare nel settore delle costruzioni e della manutenzione.

Il ruolo dell’esposizione professionale è stato riconosciuto nel caso dei tumori al polmone (legati all’amianto e ad altri prodotti tossici), di mesoteliomi (da amianto), di tumori delle cavità nasali (polveri di legno, nickel, cromo), di tumori alla vescica (ammine aromatiche, catrame di carbon fossile) e di leucemie (benzene, radiazioni ionizzanti). Esistono poi dei dubbi sul ruolo di alcuni pesticidi nello sviluppo di linfomi, leucemie e mielomi, soprattutto negli ambienti agricoli e viticoli2.

La prevenzione di questi tumori professionali passa prima di tutto dall’attuazione delle norme esistenti, che sono molto severe (sostituzione con prodotti non cancerogeni, aerazione dei locali…). Con l’aiuto della medicina del lavoro, il datore di lavoro ha l’obbligo legale di proteggere al meglio i suoi dipendenti e di controllare le diverse esposizioni a cui questi ultimi sono esposti.

1Dares-Direction générale du travail (DGT)-Inspection médicale du travail, Inchiesta Sumer 2010, pubblicato il 10 settembre 2013 (inchiesta consultabile online).
2Fonte: Institut National du Cancer

 

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